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  • Quando la Moda Oscura la Politica

    L’inaugurazione di Donald Trump come 47° presidente degli Stati Uniti ha riacceso un dibattito che va oltre la politica. Il cappello di Melania Trump, creato dallo stilista Eric Javits, è diventato un simbolo dell’attenzione ossessiva dei media verso l’aspetto delle donne in politica, spesso a scapito delle loro idee e azioni. Ma c’è di più dietro questa tendenza. Questo fenomeno si collega a un problema più profondo: il cosiddetto “femminismo neoliberista.”

    Che cos’è il Femminismo Neoliberista?

    Catherine Rottenberg, studiosa e teorica, ha coniato il termine “femminismo neoliberista” per descrivere una corrente che celebra il successo individuale delle donne, promuovendo l’idea che sia possibile “avere tutto”: una carriera brillante, una famiglia felice e una vita perfettamente bilanciata. Tuttavia, questa narrazione ignora le disuguaglianze strutturali che impediscono a molte donne di raggiungere questi obiettivi.

    Questo approccio, lungi dall’essere liberatorio, spesso serve a rafforzare il sistema esistente. Mentre promuove un ideale irraggiungibile per la maggior parte delle donne, delega loro il compito di conciliare lavoro e famiglia, senza mettere in discussione le responsabilità sociali e istituzionali.

    Le Contraddizioni del Femminismo Neoliberista

    Il femminismo neoliberista piace a molti partiti conservatori perché si integra perfettamente con le loro politiche. Non sfida le disuguaglianze di classe o razza e, in alcuni casi, legittima posizioni anti-immigrazione o islamofobe.

    Per contrastare questa visione, il “femminismo per il 99 percento” propone un approccio alternativo.

    Questa corrente punta a includere tutte le donne, specialmente quelle appartenenti alle classi meno privilegiate, affrontando temi come la giustizia economica, l’accesso ai diritti riproduttivi e la sostenibilità ambientale.

    Credit Image: Sky News
    Credit Image: Sky News

    Perché Parliamo Ancora di Moda?

    La storia recente è piena di esempi in cui l’aspetto delle donne in politica ha ricevuto più attenzione delle loro politiche:

    • Hillary Clinton: Durante la campagna del 2016, i suoi tailleur pantalone sono stati discussi più delle sue proposte su temi come l’assistenza sanitaria o il salario minimo.
    • Theresa May: Le sue scarpe leopardate hanno spesso distolto l’attenzione dalle difficili negoziazioni sulla Brexit, una scelta politica profondamente divisiva.
    • Angela Merkel: Nonostante il suo stile sobrio sia stato oggetto di critiche per anni, ha guidato l’Europa in alcune delle sue crisi più complesse.
    • Giorgia Meloni: In Italia, il suo trucco e i suoi capelli perfetti sono diventati fonte di ispirazione per molte donne, anche se il suo governo non affronta i problemi strutturali che affliggono le donne italiane, come il pay gap, l’alta disoccupazione femminile e la mancanza di supporto per l’indipendenza economica. Il suo modello di femminilità rischia di essere solo una facciata senza un reale progresso nei diritti delle donne.

    In Italia, la disparità salariale di genere (gender pay gap) è stata stimata intorno all’8,7%, uno dei valori più bassi nell’Unione Europea.

    Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione femminile, al settembre 2024, il tasso di disoccupazione generale in Italia è stato del 6,1%. Secondo i dati Istat.It le donne hanno registrato tassi di disoccupazione più elevati rispetto agli uomini.

    Inoltre, secondo il report dei documenti.camera.it, l’Italia presenta uno dei tassi di occupazione femminile più bassi dell’UE, con un tasso di occupazione per le donne tra i 20 e i 64 anni pari al 55%, circa 14 punti percentuali sotto la media europea.

    Una Nuova Generazione di Leader

    Nonostante questa ossessione mediatica, una nuova generazione di donne sta ridefinendo il ruolo femminile in politica. Alexandria Ocasio-Cortez negli Stati Uniti, Jacinda Ardern in Nuova Zelanda e Sanna Marin in Finlandia sono esempi di leader che sfidano apertamente le strutture di potere tradizionali.

    Queste donne non si limitano a occupare posizioni di rilievo; affrontano temi cruciali come il cambiamento climatico, la disuguaglianza economica e i diritti umani, adottando un approccio intersezionale che riconosce l’interconnessione tra genere, classe, razza e orientamento sessuale.

    Il Paradosso della Leadership Femminile Conservatrice

    È importante sottolineare che la semplice presenza di donne in ruoli di potere non è sufficiente per garantire un cambiamento significativo. L’ascesa di leader come Giorgia Meloni in Italia dimostra che è possibile perpetuare politiche reazionarie anche con una donna al comando. Il vero progresso richiede un cambiamento nei valori e nelle politiche, non solo nel genere di chi le promuove.

    Verso un Futuro Inclusivo

    Il futuro del femminismo in politica non sta solo nel rompere il “soffitto di cristallo” per poche privilegiate, ma nel demolire le fondamenta di un sistema che perpetua le disuguaglianze. Una società equa è possibile solo quando il valore di una leader politica sarà giudicato dalle sue idee e azioni, non dal suo guardaroba.

    Note- Dove Approfondire il Femminismo per il 99 Percento

    Per chi desidera approfondire il concetto di “femminismo per il 99 percento,” si consiglia di leggere il libro “Feminism for the 99%: A Manifesto” di Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya e Nancy Fraser. Questo testo offre una prospettiva critica e radicale sulla necessità di un femminismo che includa tutte le donne, andando oltre i confini del neoliberismo. Inoltre, riviste come Jacobin e The Nation offrono spesso analisi e approfondimenti su temi legati al femminismo intersezionale e alla giustizia sociale.

  • Global Gender Gap Index 2024: L’Italia Rimane Indietro, È Ora di Agire!

    Il Global Gender Gap Index 2024 dipinge un quadro chiaro e desolante della situazione italiana in termini di parità di genere: siamo all’87° posto su 146 economie, con un punteggio del 70,3%. Nonostante un leggero miglioramento rispetto al 79° posto dell’anno precedente, la nostra posizione rimane drammaticamente bassa rispetto ad altri paesi europei. Ma cosa significa realmente questo dato e perché dovremmo essere indignati?

    Un Paese Che Rallenta: Perché L’Italia È Così Indietro?

    Mentre l’Islanda guida la classifica con un impressionante 93,5% di divario colmato, e molti altri paesi europei superano l’80%, l’Italia sembra quasi immobile, incapace di raggiungere un livello di parità che dovrebbe essere scontato in una nazione moderna. La nostra bassa posizione nell’indice riflette non solo la mancanza di donne in posizioni di leadership, ma anche un divario economico e sociale che penalizza metà della popolazione.

    In Italia, le donne continuano a essere sottorappresentate nei ruoli di leadership politica e aziendale, e le politiche di conciliazione lavoro-famiglia restano inadeguate. Non è un caso che solo il 33% dei parlamentari siano donne, un dato che, sebbene in crescita rispetto al 18,8% del 2006, rimane ben lontano dalla parità.

    Le Conseguenze di Questo Ritardo

    Questa disparità ha conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla nostra società. Le donne italiane continuano a guadagnare meno degli uomini, ad avere minori opportunità di carriera e a dover spesso scegliere tra lavoro e famiglia, in un sistema che non le supporta adeguatamente. La mancanza di parità di genere limita il potenziale di crescita economica e sociale del nostro Paese. Ogni anno, l’Italia perde talenti preziosi che potrebbero contribuire a innovare e sviluppare nuovi settori dell’economia.

    Come Possiamo Invertire la Rotta?

    Non possiamo permetterci di continuare così. È necessario un cambiamento radicale, che parta dalla politica e arrivi fino alla società civile e alle imprese. Prima di tutto, servono leggi più incisive per garantire la parità di genere nei posti di lavoro, nelle istituzioni e nella società. Le aziende devono essere incentivate a promuovere le donne in ruoli di leadership e a creare un ambiente lavorativo che permetta di bilanciare carriera e vita privata.

    Inoltre, il governo deve investire in politiche di welfare che supportino le famiglie, come asili nido accessibili e congedi parentali equamente distribuiti tra uomini e donne. Queste misure non sono solo un dovere morale, ma anche una necessità economica. Un’economia che sfrutta appieno il potenziale di tutte le sue risorse umane è un’economia più forte, più dinamica e più resiliente.

    È Ora di Smettere di Aspettare

    Il Global Gender Gap Index 2024 ci dà un’ultima sveglia. Non possiamo più permetterci di rimanere indietro mentre altri paesi avanzano verso l’uguaglianza di genere. La parità non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di crescita e sviluppo per tutta la nostra nazione. Se vogliamo un’Italia competitiva, giusta e prospera, dobbiamo agire ora. Non possiamo più aspettare. È tempo di trasformare l’indignazione in azione concreta.

  • Le 10 Cose che Odiano i Candidati sul Processo di Selezione: Una Ricerca a Bologna

    Durante una recente ricerca a Bologna, ho condotto un vox pop su un campione di uomini e donne tra i 20 e i 60 anni in cerca di occupazione, chiedendo loro cosa odiano di più quando si interfacciano con le agenzie interinali. I risultati sono stati rivelatori e, in alcuni casi, sorprendentemente spiritosi. Ecco una sintesi delle risposte raccolte:

    1. Le Lettere di Presentazione (Cover Letters)

    In cima alla lista delle cose più odiate troviamo le cover letters, descritte come “agonizzantemente noiose”. I candidati lamentano il dover leggere attentamente i lunghi requisiti del lavoro, per poi cercare di abbinare pezzi della loro esperienza a tali esigenze. Questo processo viene spesso percepito come una perdita di tempo e una formalità che non aggiunge valore alla candidatura.

    2. Inserire Manualmente i Dati (Anche se hai Allegato il CV)

    Al secondo posto, quasi a pari merito, c’è il fastidio di dover inserire manualmente le informazioni in un modulo, anche quando il CV è già stato allegato. Come un candidato ha commentato con una punta di sarcasmo:

    Forse è un test di resistenza mentale. Se riesci a sopravvivere alla terza volta che inserisci il tuo indirizzo, sei assunto!

    3. Feedback Automatici e Impersonali

    Ricevere un feedback automatico del tipo “Vista l’alta quantità di candidature, non possiamo rispondere personalmente…” è un altro aspetto che irrita profondamente i candidati. Dopotutto, come non sottolineare che, “Se avete avuto il tempo di contare quante domande avete ricevuto, forse ne avrete anche per scrivere due righe di feedback umano!”

    4. Il Silenzio da Parte dell’Employer

    Una delle lamentele più comuni riguarda il silenzio totale da parte delle aziende. I candidati dedicano tempo e attenzione per preparare la loro candidatura, e un semplice “no, grazie” sarebbe molto più apprezzato rispetto al nulla cosmico.

    5. Le Interviste Infinite

    Altro elemento esasperante sono le interviste interminabili: primo round, secondo round, terzo round… Alcuni si sentono intrappolati in un ciclo infinito, chiedendosi se, alla fine, ci sarà mai una fine. “Ho perso il conto delle interviste e ora mi chiedo: sto cercando un lavoro o sto partecipando a un reality show?” ha commentato un intervistato con un sorriso amaro.

    6. Poca Chiarezza su Salario, Benefici e Orario

    I candidati hanno sottolineato la mancanza di trasparenza su aspetti fondamentali come il salario, i benefici e la chiarezza sugli orari di lavoro e i permessi. Questi dettagli sono spesso oscuri sia negli annunci che durante le interviste, lasciando i candidati in balia dell’incertezza.

    7. “Ci Dispiace, Non Hai Abbastanza Esperienza”

    Una delle frasi più temute dai candidati: “Ci dispiace, non hai abbastanza esperienza.” Questo feedback è diventato quasi un mantra nel mondo del lavoro. I candidati si ritrovano così in un circolo vizioso che sembra un paradosso: “Come posso ottenere esperienza senza un lavoro, e come posso ottenere un lavoro senza esperienza? Dobbiamo chiederlo al gatto di Schrödinger?”

    8. “Ci Dispiace, Sei Troppo Qualificato”

    Dall’altra parte dello spettro, ci sono quelli che sono troppo qualificati per le posizioni entry-level. Un candidato ha descritto così la situazione: “Quindi, se sono troppo qualificato, significa che sono troppo bravo per fare bene il lavoro? Forse dovrei presentarmi con meno esperienza sul CV… o con un nome diverso, chissà!” È una logica che lascia i candidati con un sorriso perplesso e una sensazione di impotenza.

    9. Le Qualità Ricercate

    Frasi come “Giocatore di squadra dinamico con eccellenti capacità di comunicazione e una passione per la sinergia” sono viste come cliché privi di significato reale. Tali descrizioni generiche spesso lasciano i candidati perplessi su cosa esattamente l’azienda stia cercando.

    10. “Non è un Lavoro di Vendita… o Forse Sì”

    Infine, molti candidati hanno manifestato il loro disappunto per posizioni che vengono presentate come “non di vendita”, per poi rivelarsi esattamente il contrario. “Se cammina come un lavoro di vendita, parla come un lavoro di vendita… è un lavoro di vendita!” ha dichiarato un candidato, riassumendo l’irritazione comune.

    In conclusione, le opinioni dei candidati raccolte durante questa ricerca evidenziano aree critiche che le agenzie interinali e le aziende potrebbero migliorare per rendere il processo di ricerca del lavoro più trasparente e meno frustrante. Chiarezza, umanità e un po’ di considerazione possono fare una grande differenza nell’esperienza del candidato.

  • Standing ovation di oltre 13 minuti alla Prima della Scala per il “Godunov”

    L’opera di Musorgskij diretta dal maestro Riccardo Chailly, ha ufficialmento aperto la stagione teatrale 2022/2023

    Boris Godunov – Teaser (Teatro alla Scala)

    Fiori lanciati sul palco e lunghissimi applausi hanno omaggiato la prima dell’opera Russa “Boris Godunov” di Modest Musorgskij

    Il dramma musicale popolare è un prologo di tre atti che ha visto l’ineguagliabile basso Russo Ildar Abdrazakov interpretare il protagonista principale lo Zar di Russia.

    L’opera di Musorgskij ispirata al poeta Alexander Sergeyevich Puškin, racconta della brutalità e del potere di Boris Godunov, che anni prima aveva fatto assassinare l’erede al trono Dimitri per impadronirsi della corona imperiale, e si rifugia nel monastero di Novodevisi.

    Nel convento si raccoglie il popolo, la cui ignoranza e apatia viene scossa dalle guardie che, minacciando la folla con bastoni, la esortano ad acclamare Boris come sovrano e a manifestare al futuro zar la propria riconoscenza.

    Gli interpreti delle parti principali sono stati: Ain Anger (Pimen), Stanislav Trofimov (Varlaam), Dmitry Golovnin (Grigorij Otrepev) e Norbert Ernst (Šujskij), Lilly Jørstad (Fëdor), mentre il coro del Teatro alla Scala è stato diretto dal Maestro Alberto Malazzi.

    La regia di Kasper Holten è stata magnificamente sostenuta dalle suggestive scenografie disegnate da Es Devlin, e dai sontuosi costumi creati Ida Marie Ellekilde, in un’atmosfera cupa persino con tratti horror, come la comparsa del fantasma insanguinato del piccolo Zarevic a cui tagliano la gola su ordine di Boris.

    Le luci di Jonas Bǿgh e i video di Luke Halls, hanno dato un effetto davvero reale, e hanno avvolto lo spettatore in questo dramma.

    La direzione del maestro Riccardo Chailly, è stata molto apprezzata in questa 25esima edizione.

    Memorabile fu la rappresentazione del 1979 di Abbado e Ljubimov, ma il Maestro Chailly ha voluto questo nuovo Boris, come nella sua prima versione, audace e visionario.

    Il Maestro Chailly dichiara:

    “il Boris Godunov è un capolavoro assoluto, da considerare patrimonio dell’umanità. È vero che da nove mesi siamo spettatori di una dolorosa guerra, ma la musica deve godere di libertà assoluta”.

    La Scala, ha voluto anche presentare le nuove personalità del corpo di ballo invitando alla Prima i suoi Primi Ballerini: Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, Martina Arduino e Marco Agostino, e Alice Mariani (prima ballerina da pochi mesi), oltre all’étoile Roberto Bolle che dice:

    “Basta con le polemiche la cultura deve sempre prevalere”.

    Tra le personalità presenti anche Beppe Menegatti, ritornato in Teatro dopo la morte della moglie, la grande ballerina Carla Fracci

    Nel Ridotto dei Palchi sarà esposto il costume storico per la scena dell’incoronazione di Boris Godunov disegnato da Nicola Benois e indossato alla Scala da Nicola Rossi Lemeni nel 1956